La Biblioteca Comunale di Martis, è entrata a far parte del Sistema Bibliotecario dei Comuni dell'Anglona e della Bassa Valle del Coghinas dal 2010

Operatore Comes: Sabrina Salis

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Indirizzo: Via Roma, 14 - 07030 Martis

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Orari di apertura

Lunedì 15:00-19:00
Martedì 09:00-13:00 15:00-18:00
Venerdì 15:00-19:00

IL TERRITORIO

Il piccolo paese di Martis ,con circa 530 abitanti, si trova al centro dell'Anglona ed ha un territorio comunale di appena 22 Kmq modellato in rilievi collinari piuttosto dolci con valli profonde incise in rocce di tipo vulcanico e sedimentario, conserva tuttora delle zone di grande interesse paesaggistico ed ambientale, come, ad esempio, la profonda gola di Badde Traes, scavata dal Rio Masino (noto anche come Rio Iscaneddu) nelle andesiti oligo-mioceniche, unica valle della regione i cui versanti si ergono a strapiombo sull'alveo del torrente. Lungo queste alte pareti, che raggiungono anche un centinaio di metri di dislivello, sono evidenti le nicchie concave prodotte dal distacco di alcune frane di crollo dovute all'azione erosiva degli agenti atmosferici sulla roccia. Le sponde di questa forra, colorate dal rosso delle trachiti e dal verde della vegetazione, incorniciano il sinuoso corso del torrente in un quadro naturalistico di notevole suggestione Un gradino di una quindicina di metri in località Triulintas, a valle della confluenza del Rio Pontisella nel Rio Masino, origina una cascata che contribuisce ad esaltare la bellezza dell'intera vallata.

LA STORIA

L'antico paese di Martis nasce nei pressi di aree di rilevante interesse storico e archeologico, della cui testimonianza restano importanti segni e documenti che attendono in larga misura di essere studiati ed interpretati. I reperti, i resti e gli scritti, numerosi e diversificati, sono tali da abbracciare una parte consistente della storia umana. I materiali litici di Pantallinu (Perfugas), Sa Coa de Sa Multa (Laerru) e Serra Preideru (Martis) risultano essere a tutt'oggi i soli ritrovamenti ascrivibili al Paleolitico medio-inferiore della Sardegna, databili fra 120.000 e 500.000 anni fa. Si tratta di utensili come raschiatoi e grattatoi scheggiati dagli uomini preistorici nella selce, una roccia durissima assai diffusa nella regione anglonese proveniente dagli strati sedimentari del lacustre miocenico. Ad un periodo molto più recente risalgono i reperti, ritrovati in quantità importanti soprattutto alle falde di Monte Franco costituiti da utensili ceramici o in pietra silicea lavorata, fabbricati da uomini del Neolitico vissuti in questa regione intorno a 6000 anni fa. Sul territorio si elevano 12 nuraghi alcuni dei quali in precario stato di conservazione, distribuiti in particolare lungo l'altipiano che borda la valle di Badde Traes, sui rilievi di Monte Franco e Monte Seine e nel settore sud-orientale del territorio comunale (Murrone e Spinalva), al confine con i Comuni di Chiaramonti e Perfugas. Meritano di essere menzionati il nuraghe Sas Molas, un monotorre dalla caratteristica alternanza cromatica dei filari di trachite rossa e di calcare bianco e il nuraghe Monte Franco che domina dall'alto dell' omonimo colle una area vastissima che offre uno splendido panorama. Così come attestato dallo stesso nome del paese che sembra suggerire un chiaro riferimento al dio romano Marte, e alla probabile presenza di un piccolo tempietto a lui dedicato (Fanum Martis), lo stanziamento umano su queste terre è proseguito poi ininterrottamente nel tempo, lasciando sempre, dietro di sè, vestigia importanti. La presenza in loco di legioni romane è attestata dal ritrovamento in località Sa Balza di una epigrafe in calcare con iscrizione deprecatoria dedicata all'imperatore Massimino. Il centro storico del paese mostra tuttora pregevoli testimonianze di architettura civile, con palazzine abbellite da cornicioni con pregevoli modanature, balconcini in ferro battuto, maestosi portali,ed eleganti e tipiche altane. Come in altri paesi della Sardegna, a Martis è facile osservare caratteristiche porte e finestre contornate con eleganti mostre lapidee che impreziosiscono prospetti solitamente semplici. Gli architravi in calcare, spesso riutilizzati, sono in gran parte opera dei picapedrers di scuola catalana, (XVI-XVII sec.) ben riconoscibili dal tipico arco inflesso, accompagnato o alternato da simboli religiosi e floreali. In altri architravi troviamo rappresentazioni antropomorfe affiancate da clipei con figurazioni araldiche o simboliche. Narra la leggenda che Martis sia stato fondato dai superstiti di una guerra tra due villaggi vicini:uno situato su Monte Franco, detto Tathari e l'altro denominato Marte. La guerra scoppiò, secondo la fantasia popolare, in seguito al rapimento della principessa di Tathari, Bolentina che, disonorata dal principe del villaggio di Marte, si suicidò. Un gruppo di uomini, donne e bambini si era rifugiato in uno degli ultimi boschi impenetrabili. Scappava da inseguitori, che avevano il volto massacrato da bestie e da demoni. Erano alti il doppio degli indigeni ed erano armati di clave e assalivano senza dire parola. Nascosto nella macchia del sottobosco, il gruppo dei vinti aspettava con terrore l'alba, quando gli apparve una figura di amazzone, che si muoveva dentro un alone di luce. Disse loro di nascondersi sugli alberi, il più alto possibile, e di non avere paura, perché sarebbero successe cose strane. Gli uomini scelsero le querce più grandi e si collocarono nei punti più alti. Prima dell'alba arrivarono gli uomini mascherati, silenziosi e lanciando pietre tra i rami. I più vecchi avevano dei tizzoni accesi. In brevissimo tempo il bosco cominciò a bruciare. Ma in quel momento accaddero due fatti strani: si levò un vento forte, che, soffiando rasoterra, investì i mascherati: le querce cominciarono a scricchiolare e a pietrificarsi. Quando il bosco si fu pietrificato tutto, i rami più bassi si spezzarono e, travolti dalla bufera andarono a colpire gli uomini mascherati. Essi persero la maschera e si vide che non avevano testa. Cominciarono a fuggire, finché non arrivarono ad un fiume, che li trascinò via. A mezzogiorno gli uomini rividero la bella amazzone che, nel suo alone di luce li salutava con la mano.

I MONUMENTI

Il paese di Martis presenta numerose chiese: la più importante è quella di S. Pantaleo, situata al margine sud-orientale dell'abitato e risalente al XIV secolo, in stile romanico-gotico con influssi lombardi ed aragonesi. È ubicata in posizione dominante sulla valle del Rio Carrucana. Nei primi decenni del 1900 la chiesa è stata abbandonata e il cedimento strutturale della collina su cui sorge ne ha compromesso la stabilità. Solo recentemente sono stati intrapresi degli interventi di ripristino e di mantenimento conservativo del prezioso monumento, seguiti ai lavori di consolidamento dell'intera collina. Questi interventi, restituiscono al visitatore il gioiello gotico-aragonese in tutto il suo antico splendore. A pianta rettangolare, basilicale, divisa in tre navate da una doppia fila di pilastri a pianta cruciforme che sostengono gli archi a tutto sesto della navata centrale e gli archi a sesto acuto delle navate laterali. L'elegante facciata è dominata dal portale romanico con strombatura e il bel rosone bicromo con intreccio di archi di cerchio oggi purtroppo distrutti. Vari interventi di restauro (ancora in atto) operati dal Ministero per i Beni Culturali hanno garantito stabilità e decoro a questo importante monumento. La cappella maggiore della chiesa ospitava la bella pala (olio su tela), del Miracolo di San Pantaleo datata 1595 del più importante pittore manierista sardo Andrea Lusso, che ora si può ammirare nella nuova chiesa parrocchiale.

Chiesa San Pantaleo - Martis - Foto di Sabrina Salis

Le chiese minori del paese sono: Santa Croce, San Giovanni e la chiesa del Rosario dove si può ammirare un pregevole altare ligneo, in stile barocco, recentemente restaurato. Numerosi sono i ruderi di chiese campestri dislocate nel territorio di Martis, in particolare merita attenzione la chiesetta romanica di San Leonardo del XII secolo.

In località Carrucana, nel comune di Martis, è possibile ammirare una foresta pietrificata che occupa ben 100 Km quadrati del territorio. La foresta pietrificata risale al Miocene inferiore, cioè a circa venti milioni di anni fa, quando, durante un'eruzione vulcanica le foreste si inabissarono nei laghi circostanti e, riempiti di cenere molto ricca di silicio, crearono il substrato ideale per il processo di fossilizzazione. La foresta pietrificata fa parte del parco paleobotanico dell’Anglona che interessa anche i comuni di Bulzi, Laerru e Perfugas.

Foresta Pietrificata Carrucana - Foto Di Sabrina Salis

SAGRE E SPETTACOLI

Carnevale Martese

Aprile: VinAnglona

Sant' Antonio 13 Giugno

San Giovanni, 24 giugno

San Pantaleo, festa padronale 26-27 Luglio

Ethno's festival culturale, diretto da Giorgio Baggiani

Ammentos, serata musicale in onore di giovani del paese scomparsi di recente.

Sant'Andria, 30 Novembre


Fonte: www.comune.martis.ss.it

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